Avete mai comprato delle belle scarpe?

Avete mai comprato delle belle scarpe?

Ce ne hanno parlato in tanti, abbiamo letto di recuperi di decine di migliaia di euro, ci hanno spiegato cos’è l’anatocismo (e l’abbiamo capito così così), ci hanno parlato di usura, di commissioni di massimo scoperto, di spese non dovute ecc. ecc. ecc. e vogliono convincerci che andare contro una banca o un istituto di credito non sia una mission impossible e non si rischi nulla. 

Abbiamo però anche sentito in giro che, qualora lo facessimo, la banca può chiederci indietro tutti i soldi del mutuo che ancora gli dobbiamo, che saremo segnalati in tutte le centrale rischi, che le banche si parlano tra di loro e non avremo più accesso al credito nemmeno per comprarci l’iphone nuovo. 

Stiamo esagerando? Vi assicuriamo di no. Tutti i giorni ne sentiamo anche di peggio (e di più pittoresche).

Cosa c’è di vero in tutto questo?

 

Da una parte, infatti, a chiunque non  dispiacerebbe recuperare del denaro e/o pagare una rata meno bassa, ottenerli poi da un “potere forte” (come va di moda definirli adesso) come banche ed Istituti di credito darebbe ancora più soddisfazione.

Dall’altra però la paura che queste aziende (perchè vi ricordiamo che si tratta sempre e solo di aziende, come le altre, non di chissà cosa) incutono è tanta e quindi si finisce con il lamentarsi e basta.

Cambiare è possibile, ottenere rimborsi o risarcimenti è più facile di quello che può sembrare.

Proviamo a vederci più chiaro e capire meglio come stanno le cose. Lo facciamo raccontandovi una storia qualunque: potreste tranquillamente essere voi.

Avete mai comprato delle belle scarpe?

 

Siete andati in un negozio di scarpe, avete fatto impazzire il commesso per cercare quel colore lì, di quel modello lì del vostro numero. Sono molto costose (no, non stiamo dicendo che ci vorrebbe un mutuo per potersele comprare, anche se in effetti a guardare certe vetrine…) ma non riuscite a togliervele dalla testa: le volete a tutti i costi e così le acquistate. 

Mamma come sono belle!

Ora siete soddisfatti.

Tornate a casa, aprite la scatola, ve le ammirate per bene, tronfi come mai prima d’ora, lle indossate, vi girate e rigirate davanti allo specchio felici come dei bambini davanti all’albero di Natale. Ancora un giro e…

Un attimo… cos’è quel segno sulla scarpa sinistra? Un difetto??? impossibile, ve ne sareste accorti prima sicuramente (con tutte le volte che le avete ammirate nelle ultime due ore…).  

La togliete immediatamente, una bella alitata sulla scarpa, una sfregata con la manica del maglione ma… niente: ancora lì.

Provate ora con un panno inumidito: delicati ma decisi.

Nulla: quel segno rimane. E ai vostri occhi sembra ora ancora più grosso.

Un ultimo passaggio con un panno comprato apposta insieme alle scarpe, costosissimo anche lui ma… nada, niet, nothing! Quel segno rimane. 

Non potete essere stati voi: siete stati troppo attenti in ogni mossa che avete fatto con quelle scarpe.

Deve essere per forza un difetto di fabbricazione (alla faccia degli artigiani della qualità).

Ma come avete fatto a non accorgervene prima? 

Le indossate ancora una volta. Un’altra giravolta davanti allo specchio…

«E’ poca cosa, non si nota», pensate in quell’istante, ma ora i vostri occhi non riescono a notare altro in quelle scarpe: c’è solo quel difetto (enorme ai vostri occhi delusi). 

Che fate?

Le volevate indossare proprio il giorno dopo e adesso non potete sicuramente. Con quel difetto, poi???

Tornate il prima possibile nel negozio che ve le ha vendute e gentilmente  (anche se visibilmente irritati) fate notare il difetto.

Mentre il negoziante guarda la scarpa voi lo scrutate nervosamente, braccia conserte.  

«E adesso? Cos’hai da dire, eh? Avanti sentiamo! Erano le mie scarpe preferite, stronzo!»

Mentre vi chiedete se si scuserà o meno

Ve le cambierà immediatamente? 

Ne avrà ancora del vostro numero e dello stesso identico modello?

Oppure vi rimborserà il denaro speso?

E se il commerciante non ve le volesse cambiare? Se insinuasse di avervele consegnate in perfetto stato e che siate stati voi a rovinarle una volta arrivati a casa?

Che fare?

Discutere? Alzare la voce?

Nulla da fare: il negoziante (lo stesso negoziante che fino a qualche ora fa era il vostro negoziante preferito) non cede e non intende sostituirvi il paio di scarpe né, tanto meno, rimborsarvi anche solo 1 euro. Secondo lui non è nemmeno un difetto: siete voi che non capite!

A quel punto non vi restano che le maniere forti.

Non esitate un secondo a minacciare una causa, a fargli capire che lo sputtanerete pubblicamente sui social, forse già in quel momento potreste chiamare i Carabinieri… Prendete in mano  il vostro cellulare e chiamate il vostro avvocato: ci penserà lui adesso. Gli avvocati, i mediatori e i giudici ci sono appositamente per queste cose.

Ma oltre al nervoso accumulato e al senso di frustrazione, vi rimane l’amaro in bocca: il giorno dopo voi avreste voluto indossare proprio le scarpe nuove!

Usciti dal negozio cercate un altro negozio per poterne acquistare un altro paio dello stesso modello (in attesa che il vostro avvocato si faccia rimborsare il denaro versato al primo negoziante e magari anche i danni per il disagio)? Ok, lo trovate ed entrate per provarle. 

…e poi cosa fareste? Ne comprereste un paio identiche? Raccontereste la vostra storia al nuovo commerciante per sentire il suo parere? Magari, forti della vostra disavventura, provereste a negoziare uno sconto?

Vi sembra una storia verosimile? Vi è mai capitata una cosa simile?  Magari non per delle scarpe (non ce ne vogliano i commercianti di calzature: si tratta solo di una storiella)?

Cosa c’entra con le banche tutto questo? Leggete la seconda parte nei prossimi giorni e lo capirete. 

Intanto raccontateci una vostra esperienza simile, i vostri commenti, cosa avreste fatto, come pensate evolverà questa storia e cosa abbia in comune con banche, istituti di credito ecc.

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